Sant’Ignazio di Antiochia: frumento di Dio

Sant'Ignazio di Antiochia
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Ignazio di Antiochia

Ad Antiochia di Siria, per la prima volta, i seguaci di Gesù di Nazareth furono chiamati cristiani (Act. XX, 26) ed in questa città S. Pietro ebbe la sua prima sede episcopale. Oggi approfondiremo la figura del secondo successore di S. Pietro alla guida di questa Chiesa: S. Ignazio di Antiochia.

Pastore ardente di zelo, martire per testimoniare la fede in Nostro Signore, difensore dell’ortodossia della dottrina, S. ignazio nacque in ambiente pagano nella città della quale diventerà vescovo. Convertito, secondo la tradizione, da S. Giovanni Evangelista, si consacrò profondamente a Dio tanto da succedere a Sant’Evodio alla guida della comunità cristiana che fu retta dal Principe degli Apostoli.

Condannato “ad bestias”

Durante la persecuziome dell’imperatore Traiano, fu condannato “ad bestias” come tanti testimoni della fede cristiana dei primi secoli. Dovette percorrere un lungo viaggio, sotto la custodia di aguzzini spietati, che lo porterà da Antiochia a Roma, per essere divorato dalle bestie nel Colosseo.

Rimanete fedeli

Lungo il percorso scriverà sette magnifiche lettere alle comunità cristiane che incontrerà sul suo cammino. Ci troviamo di fronte a sette scritti usciti dal cuore di un pastore che esorta, consiglia e supplica i cristiani a rimanere fedeli a ciò che hanno ricevuto, mettendoli in guardia dagli errori serpeggianti nella Chiesa.

Da Smirne, tappa del suo viaggio verso il martirio, scriverà alle Chiese di Efeso, Magnesia e Tralle per ringraziarle d’aver inviato dei delegati, incaricati di mostrargli vicinanza e di incoraggiarlo. Degna di nota è la lettera alla Chiesa di Roma nella quale S. Ignazio supplica i fedeli di non voler prendere iniziativa per domandare all’imperatore di liberarlo: questo discepolo fedele di Nostro Signore ardeva di un amore così intenso per Dio da desiderare il martirio con tutto il suo cuore. La presenza di S. Pietro e S. Paolo a Roma è altresì attestata, come la Tradizione ha sempre insegnato.

A Troade ricevette la notizia che la persecuzione ad Antiochia era cessata e scrisse ai cristiani di Filadelfia, di Smirne e al suo amico, e futuro martire, S. Policarpo, vescovo della stessa Smirne, per felicitarsi della pace ottenuta.

Mistico e virile

Gli insegnamenti di S. Ignazio riecheggeranno nei secoli della cristianità, in lui troviamo un amore appassionato, mistico e virile, una sete per il martirio e l’oblazione completa della propria vita. Gli elogi e le lodi straordinarie che riserva per la comunità di Roma mostra, una volta di più, l’importanza e la grandezza della sede di S. Pietro.

Inoltre, troviamo una particolare insistenza sull’unità e la concordia che deve regnare nel seno della comunità cristiana tra vescovi, presbiteri, diaconi e fedeli: senza unione con il Pastore non può esservi vera Chiesa. La gerarchia è dunque essenziale all’Arca di salvezza fondata da Nostro Signore e la sua sparizione e modificazione non può che avere effetti nefasti su di essa.

Difensore dell’Eucaristia

S. Ignazio difende con forza l’Eucaristia come vero Corpo e Sangue di Cristo, soprattutto contro l’eresia dei Docetisti; essa è segno della vera fede.

Uno degli apici di spiritualità raggiunti nelle esortazioni del Vescovo martire si trova nella lettera ai Romani nella quale, tramite un’immagine mistica e di vita quotidiana, descrive quale sia il desiderio che lo anima in questo viaggio di sofferenza, privazioni e dolore: “Sono frumento di Dio, sarò macinato dai denti delle belve per diventare pane puro di Cristo.” (Ai Romani, c. IV)

Fortezza cristiana

In questo Padre della Chiesa troviamo un esempio di fortezza cristiana, la virtù cardinale che ci rende risoluti e fermi nel compiere il bene davanti al pericolo che l’essere umano teme più di tutti: la morte. Come S. Ignazio anche noi oggi siamo divorati dai denti aguzzi del vizio, dell’immoralità e dell’odio verso il cristianesimo: resistiamo con forza e offriamo le nostre sofferenze per diventare puro frumento da immolare a Nostro Signore.

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