Un crogiolo di devozioni mariane nel Feudo di Maria

Un crogiolo di devozioni mariane
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Mi chiamo Antonio Signorato, ho trentun anni e scrivo dalla Sicilia.

Devozioni mariane

La Sicilia è un vero e proprio crogiolo di devozioni mariane che sono come mille sfaccettature di un unico grande amore che lega i fedeli della Trinacria alla propria Madre Celeste.

Per questo il Papa Pio XII nel 1954 ebbe a definirla “Feudum Mariae”: il Feudo di Maria.

Ebbene, negli scorsi articoli abbiamo iniziato un immaginario viaggio attraverso questo feudo incantevole, partendo dalla provincia di Trapani, muovendoci poi verso Palermo e approdando, infine, nelle terre dell’agrigentino.

E’ giunto il momento, adesso, di riprendere il nostro percorso nelle devozioni mariane e spostarci verso l’entroterra siciliano e più precisamente nella provincia di Caltanissetta.

In questa zona della Sicilia, forse mediaticamente meno appariscente, ma non certo meno affascinante (e di sicuro non meno “mariana”), troveremo altri “titoli” da aggiungere alla vasta collezione che la Madre di Dio vanta nel suo Feudo.

Primo fra tutti, quello di Madonna del bosco.

Questa devozione nasce a Niscemi, comune situato nella piana di Gela.

Vuole la tradizione, che tra il 16 e il 21 Maggio del 1599 un mandriano di nome Andrea Armao, pascolando alcuni buoi, si accorse che uno di essi si era allontanato dal pascolo.

Dopo lunghe ore di ricerca, l’animale venne finalmente ritrovato… in un modo che deve aver lasciato di stucco il povero mandriano Andrea.

L’animale, infatti, venne rinvenuto nell’atto di genuflettersi dinanzi ad una sorgente d’acqua dalla quale traspariva una tela con su dipinta l’immagine della Madonna.

La tela era illuminata da due candelabri ai propri lati e posta in prossimità di una croce in pietra calcarea.

Nonostante lo scorrere delle acque, inoltre, l’immagine era perfettamente integra.

La sacra immagine raffigurava la Madre di Dio con il Bambino benedicente fra le braccia e un globo stretto nel palmo della mano.

Ovviamente, la notizia del miracoloso ritrovamento si diffuse in un batter d’occhio.

Subito si costruì, con il generoso intervento dei fedeli (sia locali, sia forestieri), una chiesa dove custodire la tela e un pozzo per raccogliere le acquee che fin da subito vennero considerate come miracolose.

Fino alla costruzione dell’attuale santuario di “Maria Santissima delle Grazie”, che sorge proprio nello stesso luogo, le fonti attestavano la presenza di due distinte fontanelle taumaturgiche, una chiamata fonte delli rognosi, l’altra detta delli tignosi.

Non stupirà, quindi, sapere che oltre ad essere venerata con il titolo di Madonna del bosco, la Madre di Dio veniva qui invocata come “Santa Maria dell’acqua santa“.

Traccia di questa devozione mariana si trova perfino in una biografia seicentesca di San Francesco di Paola.

All’inizio del XVIII secolo la tela venne dapprima spostata presso il nuovo convento dei Frati Minori e poco dopo, a causa dei contrasti sorti tra la popolazione e gli stessi frati, alloggiato in una chiesa in stile barocco, appositamente costruita e terminata nel 1758.

Poco dopo, nel 1769, una grave siccità mise a dura prova la popolazione e, come spesso accade, la gente cercò aiuto dal cielo, in particolare da quella Madre amorosa che, ritrovata fra le acquee, aveva concesso tante grazie per mezzo di esse.

La sacra immagine venne quindi portata in processione e trasportata fino alla Chiesa di Santa Maria dell’Itria, dove sostò alcuni giorni.

Fu lì che Iddio mise alla prova la Fede delle sue pecorelle permettendo che accadesse un evento sconvolgente: la tela se ne stava, come di consueto in queste processioni, su un trono portatile con due candele accese ai lati; bastò una piccola disattenzione a provocare un incendio che distrusse l’immagine della Madonna!

Chissà che dolore, che terribile prova per i figlioli di Maria già provati dalla siccità!

Superato lo sgomento, si decise di sostituire il quadro con uno che avesse le stesse fattezze dell’originale e per realizzarlo venne chiamato un monaco di Caltagirone che era esperto nella realizzazione di quadri sacri.

Vuole la tradizione che per realizzarlo, questo buon monaco mescolò i colori con le ceneri della tela originale.

La festa della Madonna del bosco si svolge il 21 Maggio, data che ricorda il ritrovamento dell’immagine sacra e in aggiunta nei giorni di venerdì, sabato e domenica della seconda settimana di Agosto, così da permettere al contado (impegnato a Maggio nella raccolta del grano) di poter festeggiare l’amata Madre.

Il quadro viene portato in processione per le vie della città.

Fino agli anni ’60, l’effige veniva portata a spalla da 32 persone e 2 battitori, mentre oggigiorno è dotata di una trazione meccanica.

Anche qui, come in tutta la Sicilia, i fedeli fanno “u’ viaggiu a’ Maronna“, ovvero molto semplicemente vanno in pellegrinaggio al santuario per chiedere alla propria Madre le grazie di cui abbisognano e lo fanno, in questo caso, a partire dal 21 Aprile e per tutto il mese di Maggio.

Un’altra interessante tradizione è quella per cui l’11 Gennaio si svolge “a prerica re scacciati“, ovvero il ricordo della protezione che la Madonna accordò alla città durante il terribile terremoto dell’11 gennaio 1693 e la memoria delle vittime rimaste schiacciate dalle macerie.

Da annotare, infine, che il racconto del miracoloso ritrovamento del quadro venne trasposto in versi dal Canonico Giuseppe Scovazzo nel 1863.

Un altro culto mariano molto diffuso nelle zone del nisseno è quello per la Madonna della catena che, se ben ricordate, abbiamo già incontrato.

Questo titolo di Maria, infatti, oltre ad essere diffuso un po’ in tutta Italia, sebbene con origini alle volte differenti, è uno dei più amati dai fedeli palermitani. E non solo da loro.

Una delle città più devote alla Madonna della catena, infatti, è Riesi, piccolo comune di poco più di diecimila anime, che ne ha fatto addirittura la propria Patrona.

Questa devozione giunse a Riesi per mezzo della famiglia Ventimiglia, residente a Palermo e feudatari proprio di Riesi.

Grande impulso venne dato altresì dai Padri Carmelitani.

Storicamente, lo ricordo in modo molto breve, essendo l’episodio già narrato nel secondo articolo della rubrica, questa devozione si ricollega al miracolo avvenuto il 23 Agosto 1392 a Piazza Marina a Palermo, quando due poveri condannati a morte riuscirono a scampare la forca per l’intercessione di Maria, venendo poi graziati dal Re commosso dal miracoloso episodio.

A caratterizzare il versante nisseno della devozione è la gran festa che si fa in occasione delle celebrazioni Patronali.

La prima data è quella, appunto, del 23 Agosto, in cui si ricorda il miracolo di Piazza Marina, ed è caratterizzata da una settimana di devoti pellegrinaggi in onore di Maria, in cui ogni devoto spera di ottenere per la sua mediazione quelle grazie di cui necessita.

Vi è, però, una seconda data in cui Riesi festeggia la Madonna della catena ed è nella seconda domenica di Settembre.

Anche questa è occasione che attira a Riesi un gran numero di pellegrini.

Il momento più toccante è quello che si vive allorquando, nella notte che separa il sabato dalla domenica, intorno alle 04:00, centinaia di pellegrini giungono alla Basilica della Madonna della catena dai paesini limitrofi, alcuni dopo aver percorso scalzi l’intero tragitto.

Nel Pontificale delle ore 11:00, invece, viene donata alla Madonna una lampada votiva.

A chiudere i festeggiamenti c’è l’immancabile processione per le vie della città, con tanto di banda musicale, fuochi d’artificio, fiaccolate e luminarie varie.

Insomma, una vera e propria festa Patronale “Made in Sicily”!

Una menzione speciale meritano due devozioni molto sentite, in questo caso non solo a Caltanissetta o in Sicilia, ma da tutta la cristianità, e che trovano ampio spazio nel cuore dei devoti nisseni: la Madonna del Rosario e la Madonna Assunta.

La prima è una devozione particolarmente viva in quel di Sabucina, monte situato nei pressi di Caltanissetta e ospitante un parco archeologico risalente al IV secolo a. C.

Lì sorge una Chiesa costruita nel 1938 e ospitante una statua della Madonna del Rosario realizzata dai maestri scultori di Ortisei, in Trentino Alto Adige.

La Madonna Assunta, invece, merita un capitolo a parte.

Il culto dell’Assunzione di Maria in Sicilia ha radici antiche e merita uno spazio tutto suo.

Basti qui dire che grande festa si fa nella stessa Caltanissetta in onore della Vergine Assunta, la cui effige è custodita nella Chiesa di San Giuseppe.

Siamo ormai a metà del nostro viaggio attraverso il Feudo di Maria: partiti da occidente, ci siamo spostati verso l’entroterra e giungeremo presto ai lidi orientali dell’isola.

Questo viaggio da occidente ad oriente della Sicilia mariana, però, sembra quasi essere una metafora, un’immagine del mondo intero, anzi dell’intero universo.

Non c’è continente, infatti, che non conosca la tenerezza della devozione mariana, non c’è lido, paese o remota terra in cui Maria non abbia fatto conoscere la dolcezza della sua maternità.

L’amore dei cristiani per Maria, si potrebbe dire, abbraccia il mondo intero da occidente a oriente, da Tepeyac, luogo dell’apparizione della Madonna di Guadalupe, a Mugenzai No Sono, il Giardino dell’Immacolata, fondato in Giappone da Padre Kolbe.

Del resto, la Madre di Dio è Regina dell’intero universo e sull’intero universo stende la sua mano materna e il suo manto immacolato.

Non dimentichiamo mai, dunque, di raccomandarci a Lei, di implorare il suo aiuto, in ogni momento della nostra vita, bello o brutto, nelle cose piccole come in quelle grandi, ricordandoci sempre il salutare insegnamento di San Luigi Maria Grignion de’ Montfort:

“[Questa devozione alla santissima Vergine] è una via sicura, per la quale si giunge a Gesù Cristo e alla vita eterna in modo dritto e sicuro, senza deviare nè a destra, né a sinistra. Prendiamo dunque questa strada e percorriamola giorno e notte, fino alla pienezza dell’età di Gesù Cristo”. ¹

Viva Maria!

Antonio Signorato

¹ Trattato della vera devozione a Maria Vergine, n. 168

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Antonio Signorato Autore cattolico
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