
I Santi Martiri del Canada, sono vissuti e morti da veri Gesuiti
Chissà quanto imbarazzo debba creare in certi ambienti rendersi conto che questi Santi Martiri del Canada siano stati martirizzati, e in modo molto cruento, in pieno XVII secolo da quei popoli che la vulgata comune, sempre menzognera, ci presenta come amabili, pacifici e vittime, loro sì, della civiltà occidentale, ovvero i così detti Nativi Americani.
L’articolo, ovviamente, anche per motivi di spazio, si concentrerà prevalentemente sulla riflessione che s’impone, o si dovrebbe imporre, nel cuore dei fedeli alla vista dell’eroica testimonianza di fede di questi Martiri del Canada, santi scomodi, ma per farlo occorre prima una disamina, seppur breve, della vicenda storica che li vide protagonisti.
Innanzitutto, partiamo dal ricordarne i nomi: San Giovanni De Brébeuf (1593 – 1649), San Gabriele Lalemant (1610 – 1649), Sant’Antonio Daniel (1601 – 1648), San Carlo Garnier (1606 – 1649), San Natale Chabanel (1613 – 1649), Sant’Isacco Jogues (1607 – 1646), San Renato Goupil (1608 – 1642), San Giovanni De La Lande (? – 1646).
Questi otto membri della Compagnia di Gesù trovarono la loro morte, o potremmo dire la loro nascita al Cielo, cercando di convertire le tribù nordamericane degli Uroni e degli Irochesi, nelle foreste della regione dei grandi laghi e lungo i fiumi che percorrono la vasta terra del Canada.
La loro consapevolezza della necessità di convertire quei popoli era così forte e granitica che furono disposti ad affrontare difficoltà uniche e terribili.
Per poter portare Cristo a quelle tribù, infatti, bisognava percorrere distanze incredibili, usare piccole canoe fatte di corteccia di alberi e pelli animali; bisognava viaggiare tra un fiume e l’altro, spesso distrutti dalla stanchezza, per di più trasportando sulle proprie spalle per miglia e miglia quegli improvvisati mezzi di trasporto.
Se ne restavano immersi nelle grandi foreste, con inverni rigidissimi, zanzare ed altri animali, scarsi rifornimenti, numerose malattie e posti in cui alloggiare sudici, freddi e assai poco accoglienti.
Come se tutto questo non bastasse, questi zelanti servitori di Gesù dovevano apprendere lingue totalmente diverse da quelle a cui erano abituati.
Nonostante l’eroismo di questi missionari, il popolo degli Uroni non rispose subito alle dolcezze della Grazia; il Vangelo venne predicato a migliaia di persone, le quali, però, non rispondevano alla chiamata di salvezza.
Padre De Brébeuf battezzò il primo indigeno Uroni adulto solamente nel 1637, anni dopo l’inizio della sua predicazione, e nel 1641 la missione contava appena sessanta cristiani.
Cristo caricò di un’ulteriore croce questi grandi Santi Martiri del Canada quando, nel 1642, gli Irochesi entrarono nei territori Uroni, dando inizio ad un periodo, durato fino al 1649, fatto di attacchi ai convogli, mancanza di comunicazione tra i missionari, Uroni e Francesi trucidati e torturati, villaggi saccheggiati…
Questa violenta invasione portò all’estinzione degli Uroni e al martirio dei nostri Eroi, morti nelle maniere più atroci, per annunciare anche a costo della propria vita che Cristo è il Salvatore, è il Vero Dio, l’unica Via per la reale Gioia, quella eterna.
Il Sangue dei Martiri, tuttavia, come ben sappiamo, porta sempre il proprio frutto e il popolo degli Uroni, in maniera del tutto inaspettata, cominciò a convertirsi in numeri consistenti, perché dove sovrabbonda il dolore e la violenza contro Dio, la Grazia concede doni strepitosi.
Furono beatificati il 21 giugno 1925 e canonizzati il 29 giugno del 1930. Nel 1940 Papa Pio XII li proclamò secondi patroni del Canada.
Questa è una breve descrizione della storia di questi otto Santi Martiri del Canada, gesuiti, ma consigliamo caldamente, a chiunque fosse interessato, di approfondire lo studio della loro vicenda, perché essa ci parla di una Fede incrollabile, di una Speranza profonda e di una Carità ardente.
Nel terribile momento che viviamo da ormai sessant’anni, però, parecchie cariche di Santa Madre Chiesa, dalle più basse alle più alte, sembrano aver abbandonato la missione data da Gesù Cristo di portare a tutti i popoli del mondo la Verità Rivelata, di salvare ogni persona e battezzare tutte le genti.
Gesù, come ben sappiamo, è venuto in questo mondo per rivelarci che non siamo fatti per stare qui, ma siamo fatti per entrare nella nostra vera patria, nella vera vita, cioè il Cielo.
Purtroppo, tutto questo nella testa di tanti del clero, anche di quello più conservatore, sembra ormai essere convinzione molto labile, quando non assente.
In questi ultimi anni ci siamo addirittura sentiti dire che fare proselitismo della propria fede è una cosa spregevole, che convertire la gente non è più necessario, che, infondo, siamo tutti diretti verso Dio, anche se ognuno a modo suo.
Abbiamo perfino visto precedente Pontefice firmare lo scandaloso documento di Abu Dabi.
A fare questo, per altro, proprio un Gesuita.
Verrebbe da chiedersi se nei seminari Gesuiti s’insegni ancora la vita dei propri Santi…
Del resto, non era forse un gesuita anche quel grandissimo missionario che risponde al nome di San Francesco Saverio?
L’ordine fondato dalla fiamma luminosissima di Sant’Ignazio di Loyola non ha forse convertito e salvato innumerevoli anime tra i popoli indigeni di occidente ed oriente, tra i popoli dell’asia colta e potente e perfino nella stessa Europa, flagellata da ogni sorta di eresia?
Questo, però, non è un problema esclusivo della Compagnia di Gesù.
Già nel lontano 1986 Monsignor Lefebvre, guardando lo scandaloso incontro ecumenico di Assisi, denunciava la morte delle missioni, la morte della figura stessa del missionario.
Il Vescovo francese sapeva bene di cosa parlasse, essendo stato lui stesso per buona parte della sua vita un grande missionario. Per un’anima come la sua, vedere il Vicario di Cristo, non solo presente, ma promotore di un incontro in cui tutte le fedi erano poste sullo stesso piano, come portatrice ognuna di un pezzetto di verità, fu un vero e proprio colpo al cuore.
Per cosa è venuto Cristo? Perché Dio si è rivelato ed ha lasciato alla Santa Madre Chiesa il deposito della Fede? Se tutte le fedi sono uguali, se tutte le fedi hanno un pezzetto di verità, se, bene che vada, la Fede Cattolica è solamente quella con un “pezzetto più grande”, allora perché Cristo è morto? Poteva rimanere comodamente in cielo con il Padre, dal momento che ogni fede può salvare…
Santo Stefano, dal canto suo, poteva andare a fare un incontro con i sacerdoti del tempio e pregare insieme un qualche dio vago, invece di farsi lapidare per affermare che Cristo Gesù è il Verbo di Dio incarnato…
Se si vuole restar coerenti, bisogna o credere che per duemila anni Santa Madre Chiesa ha fatto morire i suoi figli in maniera cruenta senza alcuna necessità, o credere che i Martiri del Canada, e molti altri prima e dopo di loro, hanno dato tutto, anche la vita terrena, per moltiplicare le anime salve, per dare a Gesù le anime di cui ha sete, per salvare milioni di anime che altrimenti si sarebbero perdute.
In altre parole, per realizzare il motto della Compagnia di Gesù: “Ad maiorem Dei gloriam” (Per la maggior gloria di Dio), spesso abbreviato nell’acronimo AMDG.”
Hanno patito morte e sofferenze senza motivo o l’hanno fatto per la maggior gloria di Dio?
La risposta, va da sé, è scontata, ma forse non più per tutti.
Eppure, quanta festa devono aver fatto i Santi del Cielo nel vedere le tante conversioni di questi eroici Sacerdoti che battezzavano gli Uroni, che soffrivano per dare anche un solo cittadino in più alla Gerusalemme Celeste! Come Gesù deve aver accolto in Cielo questi suoi soldati coraggiosi!
Bisogna, però, anche chiedersi come accoglierà noi, che tante volte abbiamo vergogna di pregare in pubblico, che magari non ci facciamo nemmeno un segno della croce prima di mangiare, per non apparire strani…
Eccoci, i cattolici contemporanei: mettiamo la nostra fede nel cassetto delle vergogne e i nostri peccati li ostentiamo, perché in qualche modo ci fanno apparire “cool”.
Chissà cosa pensano i Santi Martiri del Canada, vedendo l’Europa ormai in gran parte islamizzata, atea e materialista, osservando noi altri comodamente seduti mentre miliardi di persone nascono, vivono e muoiono senza mai aver sentito parlare del loro Creatore, di quel Sacro Cuore che sanguina per noi e per loro.
La medicina al nostro torpore, alle eresie e alle false fedi che ci circondano, è la stessa da duemila anni; non cambia, non subisce modifiche, resta imperitura e perfetta: si chiama Cristo Gesù! Dobbiamo credere con vero spirito di Fede nella Santissima Trinità, nella Verità che Santa Madre Chiesa ci ha insegnato ininterrottamente, senza badare agli accecamenti momentanei di certi uomini.
Realizzare tutto questo è impossibile per noi: possiamo imitare Gesù solamente chiedendo aiuto, con tanta Fede e con tanto amore, alla sola che Lo ricevette, Lo partorì, Lo crebbe, Lo accompagnò fino alla morte, Lo vide risorgere e, adesso, Gli siede eternamente accanto nel Paradiso: Maria Santissima!
La Madonna è la Signora che convertì l’Europa pagana, le Americhe, l’Asia e che convertirà anche i nostri cuori, per darci la forza di scoprire le grandi storie come quella dei suoi amati figli di cui abbiamo parlato quest’oggi: i Santi Martiri del Canada.
Madre Santa, Regina dei Martiri, voi che avete sofferto un dolore che mai nessuno soffrirà, vi prego, dateci la forza di testimoniare la nostra Fede fino alla morte e illuminate le menti di tutti coloro che si perdono nelle tenebre dell’ignoranza.
Ad Jesum per Mariam

Bel testo, chiaro e non troppo lungo. Grazie!

Che dire, lessico splendido, scorrevole e pieno di spiritualità! Grazie. Luigi

Esemplare descrizione introduttiva di un fenomeno e tesoro dottrinale immenso. Grazie Filippo per la tua opera e vivissimi complimenti data…
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