
Libertas di Papa Leone XIII
Spiegazione dottrinale dell’enciclica Libertas di Leone XIII, che affronta il tema della libertà alla luce della Rivelazione.
In questo saggio analizzeremo la libertà naturale e morale secondo Leone XIII, tracciando la differenza tra libertà e licenza.
Indice dei contenuti
- Introduzione all’enciclica Libertas
- Cos’è la Libertà Naturale e il ruolo dell’Anima
- Il Libero Arbitrio e il Giudizio della Ragione
- I Soccorsi alla Libertà: Legge e Grazia
- La Libertà nella Società e il Diritto Naturale
- Condanna del Liberalismo e della Sovranità Popolare
- La differenza tra libertà e licenza nelle libertà moderne
- La Dottrina della Tolleranza del Male
Dati introduttivi
Libertas di Leone XIII è la sua ventiseiesima enciclica, pubblicata il 20 giugno 1888, nell’undicesimo anno del suo pontificato.
Come ci suggerisce la prima parola del testo, libertas appunto, il tema trattato sarà evidentemente quello della libertà. Quando parliamo di encicliche, infatti, non dobbiamo pensare che esse abbiano un titolo vero e proprio, ma, secondo la tradizione letteraria latina, a fungere da titolo sono le prime parole.
Questa è un’enciclica di carattere politico e filosofico, che tocca un tema di grande attualità e lo sviluppa alla luce della divina Rivelazione, dando dunque a quanto verrà affermato dal Papa un notevole peso.
Il documento, rivolto come di consueto ai sommi pastori della Chiesa, si potrebbe suddividere in due parti principali: cosa sia la libertà, quanto al singolo e quanto alla società; la condanna del Liberalismo, e di alcune cosiddette “libertà” in particolare.
Negli articoli che seguiranno verrà esposto e spiegato sinteticamente il contenuto dell’enciclica, senza l’aggiunta di alcun commento: il testo parlerà da sé ed i collegamenti con l’attualità risulteranno lampanti. Il consiglio che diamo ai lettori è di leggere il testo per intero, il quale si può facilmente trovare nel sito del Vaticano al seguente link:
Introduzione all’enciclica Libertas di Leone XIII
Leone XIII afferma essere missione propria della Chiesa Cattolica il diffondere i benefici arrecati da Nostro Signore Gesù Cristo all’umanità: Egli ne è il liberatore vero e proprio, infatti,
restaurando ed elevando la primitiva dignità di natura, giovò moltissimo alla volontà dell’uomo e la innalzò verso miglior segno, ora soccorrendola con la sua grazia, ora proponendo la sempiterna felicità nei cieli.
Ciò nonostante, essa è chiamata la peggior nemica della libertà, e questo per la semplice ragione che non si sa esattamente cosa sia la libertà. Scopo del presente documento, ci dice il Papa, è anzitutto trattare della libertà naturale e quindi di quella morale, sia a livello personale che sociale; va precisato che le due libertà, naturale e morale, non sono due cose diverse, anzi, ma la prima
costituisce la fonte e il principio donde scaturisce spontaneamente ogni forma di libertà.
La Libertà
Quanto al singolo
La libertà naturale e morale in Leone XIII
1. La libertà naturale
La libertà naturale, fonte e principio di ogni possibile forma di libertà, è presente unicamente negli esseri dotati di ragione, e il suo fondamento è nell’anima, la quale è semplice, cioè una e inscindibile, spirituale, cioè non materiale ma creata direttamente da Dio, e pensante, cioè capace di un atto che va oltre le possibilità delle realtà puramente materiali.
L’anima dunque ha un suo genere di vita e può compiere delle attività che vanno ben oltre ogni possibilità dei corpi: per mezzo di essa l’uomo può astrarre, cioè può arrivare a conoscere le cose per quello che sono e non per quello che sembrano, essa dunque arriva a distinguere tra un coniglio e la sua rappresentazione, cioè arriva a conoscere l’ente delle cose, ciò che fa si che una determinata cosa sia quella e non un’altra; attraverso l’astrazione l’uomo può perciò conoscere le cose in modo autentico; infine egli può giudicare, cioè capire se quel tal mezzo è utile o meno a raggiungere un determinato scopo oppure no, agendo quindi di conseguenza.
Questa digressione circa l’anima e le facoltà che grazie ad essa l’uomo possiede, risulta fondamentale per poter capire per quale ragione la libertà abbia come fondamento l’anima, e lo comprendiamo nel momento in cui Leone xiii ci offre la definizione della libertà quale facoltà di scegliere i mezzi più adatti per raggiungere lo scopo che ci si è proposto:
Pertanto, la libertà, come abbiamo detto, appartiene a coloro che sono dotati di ragione o d’intelligenza; se si considera la sua natura, essa non è altro che la facoltà di scegliere i mezzi idonei allo scopo che ci si è proposti, in quanto chi ha la facoltà di scegliere una cosa tra molte, è padrone dei propri atti.
Viene precisato poi che quello di scelta è un atto della volontà, il quale è composto di due momenti: il giudizio e la scelta.
Il giudizio è finalizzato a comprendere quale tra i molti mezzi a nostra disposizione sia il migliore, poiché spesso abbiamo l’impressione che molti siano ugualmente buoni per raggiungere il fine che ci siamo prefissato, ma così non è; è fondamentale dunque discernere tra i mezzi adatti e quelli inadatti, e tra i primi il migliore. Successivamente avviene la scelta del mezzo o del bene più appropriato, quando cioè la volontà si porta verso questo bene.
Il Libero Arbitrio e il Giudizio della Ragione
Tale volontà, di cui ci parla il Papa, è quello che comunemente chiamiamo libero arbitrio, ed è definibile come «desiderio sottomesso alla ragione», e forma un tutt’uno con la libertà. E come la volontà è indirizzata al bene conforme alla ragione, poiché l’uomo vuole il bene; dunque, lo è anche il libero arbitrio, ed anche la libertà, quando è tale, non può che essere orientata al bene.
La difesa del Libero Arbitrio contro le eresie
A questo punto il Pontefice, con tono decisamente poco ecumenico, afferma quanto segue:
Invero, la natura semplice, spirituale e immortale dell’anima umana, e la libertà non sono state proclamate a gran voce, né con maggiore costanza da nessuno come dalla Chiesa cattolica, la quale insegnò in ogni tempo l’uno e l’altro principio e lo sostenne come un dogma. Non solo: contro i predicatori di eresie e i fautori di nuove dottrine, la Chiesa assunse il patrocinio della libertà e preservò dalla distruzione un così grande bene dell’uomo. A questo proposito, opere letterarie testimoniano con quale vigore essa respinse gl’insani attacchi dei Manichei e di altri; nessuno ignora con quanto zelo e con quanta energia, in epoca più recente, sia nel Concilio di Trento, sia poi contro i seguaci di Giansenio, essa abbia combattuto a favore del libero arbitrio dell’uomo, non consentendo in alcun tempo o in alcun luogo che potesse sussistere il fatalismo.
Egli dunque ribadisce, con buona pace di coloro che accusano la Chiesa d’essere una irragionevole e ottusa nemica della libertà, come solo la Chiesa Cattolica abbia in ogni tempo difesa questa fondamentale facoltà dell’uomo, contro molte eresie, non ultima quella di Lutero, il quale non solo definì la ragione come “prostituta di satana” ma arrivò a negare che l’arbitrio dell’uomo fosse libero, affermando che fosse invece servo del peccato.
Avendo definito la libertà come la facoltà di scegliere i mezzi più adeguati a raggiungere un bene, e avendo precisato come un tale atto della volontà sia composto di due momenti, il giudizio e la scelta, Leone xiii si pone il problema della possibilità di un giudizio errato.
Si presentano due possibilità: o l’errore è fatto per ignoranza, o per malizia.
Il secondo caso è quello che viene analizzato, poiché un giudizio volutamente errato porta la volontà a fare un uso perverso della libertà, la inquina. Siamo qui di fronte al peccato, il quale non è libertà ma schiavitù. E mentre la libertà è presente quando l’uomo agisce secondo ragione, di propria iniziativa e secondo la propria natura, il peccato è presente quando l’uomo compie un’azione contro la ragione, contro la propria natura e come spinto da altro.
Ci appare dunque evidente come Dio sia sommamente libero e come non possa volere il male quanto alla colpa in sé, poiché Egli è infinitamente perfetto, sommamente intelligente e solo bontà.
Il Diritto Naturale e la Legge Eterna
2. I soccorsi alla libertà
Dal momento che l’attuale condizione dell’uomo lo inclina pericolosamente al male, e dunque più al peccato che alla libertà vera e propria, ecco che sono stati necessari alcuni soccorsi dati da Dio per orientale al bene il libero arbitrio. Essi sono la legge e la Grazia.
Quanto alla legge leggiamo le parole del Papa:
Poiché tale è nell’uomo la condizione della libertà, era necessario proteggerla con idonei e saldi presidi che indirizzassero al bene tutti i suoi impulsi e la ritraessero dal male; altrimenti il libero arbitrio avrebbe recato grave danno all’uomo. Dapprima fu necessaria la legge, vale a dire una norma che regolasse le azioni e le omissioni; legge che in senso proprio non può esistere tra gli animali che agiscono per necessità, comunque, si comportino: agiscono per impulso di natura e non possono seguire altro modo di agire. Invece, coloro che godono della libertà, hanno facoltà di agire, di non agire, di agire in un modo o altrimenti poiché scelgono ciò che vogliono, facendo precedere quel giudizio razionale a cui già accennammo. In virtù di tale giudizio non solo si stabilisce che cosa sia onesto e che cosa sia turpe, ma anche che cosa in concreto sia il bene da compiere e il male da evitare; la ragione cioè prescrive alla volontà ove dirigere il desiderio e da dove rimuoverlo, in modo che l’uomo possa raggiungere il suo fine ultimo, in vista del quale si deve agire in ogni momento. Ora, questo ordinamento della ragione si chiama legge.
La Legge Eterna e la Grazia Divina
La legge agisce dunque sulla ragione, la quale dice alla volontà verso cosa dirigere o rimuovere il desiderio, e questo in vista del raggiungimento di un fine particolare, come pure del fine più importante che è Dio.
Essa è necessaria, sia per proteggere la libertà, sia per indirizzarla al bene; chi afferma che essa non sia necessaria alla libertà, afferma dunque che l’uomo per essere libero non dovrebbe usare la ragione, il che è assurdo, poiché, ripetiamolo, la legge agisce sulla ragione, la quale a sua volta dirige la volontà verso i mezzi appropriati per raggiungere il fine conforme alla natura umana, che è Dio, e tutti quei fini intermedi che ci conducono a Lui.
La legge è poi definita come
guida all’uomo nell’azione, e con premi e castighi lo induce al ben fare e lo allontana dal peccato.
Successivamente è detta
sovrana su tutto: tale è la legge naturale, scritta e scolpita nell’anima di ogni uomo, poiché essa non è altro che l’umana ragione che ci ordina di agire rettamente e ci vieta di peccare.
Queste prerogative della legge naturale si fondano su un’autorità superiore, che è la legge eterna, la quale è l’eterna ragione di Dio stesso, Creatore e Signore di tutte le cose:
Dunque, ne consegue che la legge di natura sia la stessa legge eterna, insita in coloro che hanno uso di ragione, e che per essa inclinano all’azione e al fine dovuto: essa è la medesima eterna ragione di Dio creatore e reggitore dell’intero universo.
Il secondo aiuto datoci da Dio per orientare la volontà al bene è la Grazia Divina, la quale rende gli impulsi della volontà più liberi, dal momento che illumina la mente e sospinge la volontà al bene; essa, inoltre, dal momento che proviene da Dio, che è il creatore della libertà e della volontà, contribuisce a rendere i nostri atti più liberi in quanto ci muove in maniera conforme alla nostra natura, cioè verso il Bene.
La Libertà nella Società e il Diritto Naturale
Quanto alla società umana
Quanto è stato fin qui detto in riferimento alla libertà del singolo, può essere facilmente riferito anche alla società umana, dal momento che, ci dice il Papa, quello che la ragione e la legge naturale sono per il singolo, la legge umana lo è per la società.
Come, infatti, la ragione e la legge naturale non vengono dall’uomo, ma hanno una fonte altra e superiore, così la legge umana, cioè quell’insieme di leggi che si occupano del bene e del male naturale, precede la società e non è prodotta da lei, dal momento che tratta di ciò che è stabilito da Dio. E tutto ciò è quanto viene chiamato Diritto Naturale.
La legge umana, prosegue il Pontefice, è quella che proviene sì dalla saggezza umana, per definire i particolari tralasciati dalla legge naturale, ma segue i dettami della stessa legge naturale, il tutto a vantaggio della tranquillità e della prosperità pubblica.
E veniamo ad una definizione della libertà rispetto alla società umana che non ha bisogno di alcun commento:
la libertà nel vero senso della parola non è riposta nel fare ciò che piace, nel qual caso subentrerebbe il maggior disordine che si risolverebbe nella oppressione della cittadinanza, ma consiste nel vivere agevolmente in virtù di leggi civili ispirate ai dettami della legge eterna.
Non dunque far ciò che si vuole, il che possiamo definirlo con il termine di licenza, ma il vivere secondo la volontà di Dio è libertà.
Quanto ai governanti, essi sono propriamente liberi nel momento in cui reggono la società nell’osservanza della Legge Divina – e non secondo il capriccio della cosiddetta maggioranza (nota dello scrivente) – tanto che qualora essi opprimessero la popolazione legiferando contro le norme divine, tali provvedimenti non avrebbero forza di legge.
Da tutto quanto detto comprendiamo che il fine supremo cui deve tendere la libertà umana non è altri che Dio, e nel fare ciò l’uomo perfeziona la propria libertà, agendo secondo la propria natura, che presuppone l’obbedienza al suo Creatore:
Pertanto, la natura della libertà umana, comunque la si consideri, tanto nelle persone singole quanto consociate, e non meno in coloro che comandano come in coloro che ubbidiscono, presuppone la necessità di ottemperare alla suprema ed eterna ragione, che altro non è se non l’autorità di Dio che comanda e vieta. Questa sacrosanta sovranità di Dio sugli uomini è ben lontana dal sopprimere la libertà o dal limitarla in alcun modo, tanto che, se mai, la protegge e la perfeziona. Infatti, la vera perfezione di tutte le creature consiste nel perseguire e conseguire il proprio fine; il fine supremo a cui deve tendere la libertà umana, è Dio.
Compito della Chiesa è pertanto insegnare i precetti divini, superiori a tutti gli altri, e nel fare ciò ha ovunque portato innumerevoli benefici.
Gli errori
La condanna del liberalismo nel Magistero
1. Condanna del liberalismo
Ne consegue che, se obbedire all’autorità è d’obbligo, nel momento in cui essa legiferi contro Dio, la disobbedienza è quantomeno legittima:
Invero, dove il diritto di comandare è assente o dove si prescrive alcunché di contrario alla ragione, alla legge eterna, alla sovranità di Dio, è giusto non obbedire agli uomini per obbedire a Dio.
E qui veniamo ad un elemento tipico dei documenti pontifici precedenti il Concilio Vaticano ii, estremamente salutare e necessario alla salvezza delle anime: la condanna degli errori.
Se quando si discute di libertà ci si riferisse a quella legittima e onesta quale or ora la ragione e la parola hanno descritta, nessuno oserebbe perseguitare la Chiesa accusandola iniquamente di essere nemica della libertà dei singoli e dei liberi Stati. Ma già sono assai numerosi gli emuli di Lucifero – che lanciò quell’empio grido non servirò –, i quali in nome della libertà praticano un’assurda e schietta licenza. Sono siffatti i seguaci di quella dottrina così diffusa e potente che hanno voluto darsi il nome di Liberali traendolo dalla parola libertà.
Ecco dunque svelata la ragione per la quale la Chiesa, come già detto in precedenza, è chiamata nemica della libertà: se con questo termine s’intende la possibilità di fare ciò che si vuole, secondo il proprio capriccio e contro le leggi divine, allora effettivamente la Chiesa Cattolica è giustamente additata come mortale nemica di tale abuso.
Cosa sono i liberali se non seguaci di Lucifero, colui che per primo gridò “non servirò”? e chi, se non loro, può accusare la Chiesa di colpe che non ha ed esserLe nemica?
Ma vediamo cosa si intenda per liberalismo: esso è una corrente di pensiero che affonda le sue radici in due altre, condannate a più riprese dal Magistero, il Naturalismo e il Razionalismo. Di quest’ultimo, soprattutto, il Papa sottolinea il principale errore, che consiste nell’attribuire alla ragione un primato assoluto, che non le spetta. Essa è infatti ritenuta fonte e unico giudice della verità, artefice della legge, e tutto ciò in un’ottica di rifiuto di Dio.
Per quello che riguarda gli effetti che il liberalismo ha sulla società, essi sono sintetizzati nel rifiuto del riconoscimento di Dio quale fondamento del potere e dell’obbedienza che gli è dovuta, con la conseguenza che ciascuno, in ultima analisi, è legge a sé stesso, il che comporta il “diritto” ad una infinita licenza quanto alle azioni.
Ne deriva, dunque, quell’errore mostruoso che è il principio della sovranità popolare, che esclude Dio dalla società civile e afferma essere in potere della maggioranza lo stabilire i diritti e i doveri di tutta la popolazione.
Tutto ciò è contrario alla ragione, in quanto si è portati a separare e opporre le creature al loro Creatore; sparisce inoltre ogni autentica distinzione tra bene e male, dando luogo a qualsiasi possibile infamia; il potere è poi separato dalla sua fonte, che è anche fonte del bene comune, che non sarà più raggiunto; quanto alla legge, essa è lasciata all’arbitrio della maggioranza – una maggioranza che per esperienza sappiamo essere in realtà molto spesso una minoranza (altra nota dello scrivente) – dando così luogo ad una vera e propria tirannia; infine si arriva necessariamente all’abolizione del Culto pubblico e all’incuria per la Religione. La moltitudine, divenuta “sovrana”, sarà sediziosa e, prevede Leone xiii, nemmeno la forza basterà a fermarla.
Dal momento che siamo in potere di Dio e a Lui tendiamo, dobbiamo renderGli una obbedienza piena e totale, in ogni ambito della vita; inoltre non possiamo: né stabilire limiti all’autorità divina; né separare Chiesa e stato, affermando, ad esempio, che a Dio si debba obbedire solo privatamente, permettendosi poi di disobbedirGli nella vita pubblica, dal momento che una vita veramente onesta, non può esserci se non c’è una piena obbedienza ai comandi di Dio. Con tale sciagurata separazione, il potere civile svia dal suo scopo e dall’ordine naturale, in quanto la Chiesa contribuisce al conseguimento e al mantenimento sia dei beni spirituali che temporali, e di entrambi questi due fini anche le istituzioni civili devono favorire il raggiungimento da parte dell’uomo, d’altra parte Chiesa e stato si occupano degli stessi sudditi.
La differenza tra libertà e licenza nelle libertà moderne
Le cosiddette libertà moderne, meglio dette licenze
1. Libertà di culto
Il Papa passa ad elencare quelle cosiddette libertà moderne, che non sono altro che una serie di licenze dannosissime per i singoli e la società.
La peggiore è anzitutto quella che va sotto il nome di libertà di culto, e che si oppone apertamente alla virtù di religione.
Tale licenza prevede per ciascuno la facoltà di professare impunemente e indifferentemente qualsiasi Religione o anche nessuna, il che equivale al dirigersi verso il male. Essa non è altro che schiavitù di un’anima avvilita nel peccato, e si oppone, come dicevamo, alla virtù che ci impone di seguire la vera Religione, la quale è riconoscibile sia per mezzo della ragione sia grazie a segni di ordine sovrannaturale, e di adorare Dio nel modo più conveniente, dal momento che, come già detto, siamo sempre in potere di Dio e governati dalla sua Volontà e Provvidenza.
In secondo luogo, la cosiddetta libertà di culto proclama che gli stati non abbiano e non professino pubblicamente alcun culto, ma che, anzi, tutti i culti abbiano uguali diritti. Da ciò conseguirebbe che tanto gli stati che i singoli non avrebbero doveri verso Dio o che potrebbero disattenderli impunemente, il che è falso, dal momento che la società è voluta da Dio conformemente alla natura socievole dell’uomo, che così è stato creato: la società deve perciò riconoscere e venerare Dio quale Creatore e Signore.
Logica conseguenza è che, dal momento che la Religione Cattolica è la sola vera, a lei si deve aderire, godendo così di benefici tanto di ordine temporale che spirituale; e quali siano tali vantaggi è presto detto: i governanti saranno giusti, caritatevoli e benevoli; i sudditi saranno obbedienti, rispettosi e amorevoli; i buoni costumi si diffonderanno. Il tutto arrecherà alla società vera libertà, onesta ricchezza e sicura e benigna potenza.
2. Libertà di parola
La seconda “libertà” ad essere condannata è quella di parola, a cui è collegata quella di stampa. Tale condanna è motivata dal fatto che solo la verità e ciò che è onesto hanno diritto ad essere propagati, non le false opinioni, la cui propagazione va impedita in quanto dannosa per i semplici e gli ignoranti. Tale licenza, che si oppone alla libertà, porterà ad un inarrestabile diffusione dell’errore.
Il Pontefice, tuttavia, ammette una qualche apertura:
ove natura non si opponga, è concesso, su questioni opinabili permesse da Dio alla discussione degli uomini, esprimere liberamente ciò che piace e ciò che si sente; infatti, una tale libertà non conduce mai gli uomini a conculcare la verità, ma semmai ad indagarla e a rivelarla.
3. Libertà d’insegnamento
Quanto alla libertà d’insegnamento, si può applicare tutto quanto detto circa la “libertà” di parola e di stampa, aggiungendo che è bene nutrire le menti con ciò che è vero e buono.
La verità, solo oggetto legittimo d’insegnamento, si distingue in naturale e soprannaturale.
Per verità naturali intendiamo i princìpi di natura e quelli da essi dedotti per mezzo della ragione; su di essi poggiano la morale, la giustizia, la religione e la coesione sociale.
Per verità soprannaturali intendiamo quelle che non possono essere conosciute se non per mezzo di una rivelazione da parte di Dio, quali l’Incarnazione, che ha un importantissimo legame con la verità, in quanto Nostro Signore Gesù Cristo è la Verità e da Lui e dal Padre procede lo Spirito Santo che guida alla Verità tutta intera, e la fondazione divina della Chiesa, la quale è custode e maestra di verità. Quelle soprannaturali sono dunque verità che hanno Dio per migliore e più sicuro maestro e circa il loro insegnamento la Chiesa gode di un’infallibilità, quanto alla fede e alla morale, che fanno di Lei, come già detto, la migliore maestra, a cui nessuna autorità umana può negare il diritto all’insegnamento, i cui frutti saranno un vero progresso e la libertà.
Tali due tipi di verità non possono contraddirsi tra loro, ed anzi ciò che è loro contrario è falso.
4. Libertà di coscienza
Veniamo infine all’ultima licenza condannata, quella che prende il nome di libertà di coscienza e qui Leone xiii fa una distinzione tra un concetto sbagliato ed uno corretto di libertà di coscienza.
Quanto al primo caso il Pontefice liquida rapidamente la questione:
Inoltre, si predica assiduamente quella che viene chiamata libertà di coscienza; la quale, se interpretata nel senso che a ciascuno è giustamente lecito, a piacer suo, di venerare o di non onorare Dio, trova la sua smentita negli argomenti svolti in precedenza.
Venendo al secondo caso, è detta perfettamente lecita la libertà di coscienza intesa come la possibilità, in società, di seguire i comandamenti e la volontà di Dio senza alcun impedimento. Tale concezione, in sé buona e che va a vantaggio del potere legittimo, il quale deve essere obbedito secondo quanto è già stato detto, è inammissibile per i liberali, i quali fanno dello stato un padrone assoluto cui si deve sempre e comunque obbedienza.
La Dottrina della Tolleranza del Male
5. Conclusione
Quelle condannate sono “libertà” funeste e dannose per la società, e contro di esse il Papa ha indicato quali sono i rimedi ottimali, tuttavia, tenuto conto della concreta situazione di molti stati e della condizione umana ferita dal peccato, il Pontefice indica nella tolleranza un rimedio purtroppo necessario in molti casi.
Benché solo la verità e ciò che è retto abbiano diritti, per evitare un male peggiore e conservare o conseguire un bene maggiore, come anche Dio tollera il male, così gli stati possono essere tolleranti verso ciò che Dio un giorno punirà; tale atteggiamento non va confuso con un’approvazione del male, che non può mai essere voluto in sé, dal momento che ripugna e si oppone al bene comune che è il fine dei governanti.
Citando San Tommaso, il Papa ci dice cosa sia la tolleranza praticata da Dio, che deve servire da modello per gli stati:
E anche in questo caso è necessario che la legge umana si proponga di imitare Dio il quale, nel consentire che il male esista nel mondo “non vuole che il male si faccia, né vuole che il male non si faccia, ma vuole permettere che il male si faccia, e questo è bene“. Questa affermazione del dottore Angelico contiene in sintesi tutta la dottrina sulla tolleranza del male.
Riassumendo
In conclusione, Leone xiii fa un breve sunto di quanto detto: la libertà va concepita come dipendente da Dio e soggetta alla Sua volontà; negare questo principio è abusare e tradire la libertà, il che è proprio del Liberalismo.
Tale corrente di pensiero è frammentata in vari partiti: quello di chi rifiuta ogni obbedienza a Dio, tanto in pubblico che in privato, il che è la massima perversione del concetto di libertà; vi è poi chi ammette la necessità di sottomettersi a Dio, ma non di obbedirGli quanto alla fede e alla morale.
Questi propongono la separazione dello stato dalla Chiesa, ma anche qui dividendosi tra coloro che, pur non impedendo la pratica in privato del culto, non vogliono tener in alcun conto della Chiesa quanto alla sfera pubblica, e quelli che, pur non impedendoLe di esercitare una qualche autorità a livello pubblico solamente su coloro che vogliano servirLa, negano tuttavia che Essa sia una società perfetta, e che debba perciò essere sottomessa allo stato. Vi è infine chi, pur non approvando tale separazione, afferma che la Chiesa deve adattarsi ai tempi.
Nessun’epoca, ci dice il Papa, può fare a meno della religione, della verità e della giustizia; perciò, la Chiesa non può accettare ciò che si oppone o nuoce alla religione, la falsità e l’ingiustizia.
In definitiva, vengono date delle direttive e fatte alcune considerazioni circa le varie forme di governo esistenti, circa le quali, fatto salvo tutto quanto detto, la Chiesa non ne riprova alcuna.
Edizioni del Cartafaccio – Vive cum Joseph
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Bel testo, chiaro e non troppo lungo. Grazie!

Che dire, lessico splendido, scorrevole e pieno di spiritualità! Grazie. Luigi

Esemplare descrizione introduttiva di un fenomeno e tesoro dottrinale immenso. Grazie Filippo per la tua opera e vivissimi complimenti data…
Se la lettura delle pagine del Cartafaccio ha portato una piccola luce o conforto allo spirito, perché tenerla nascosta?
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